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BOLIVIA - Il Nunzio Diquattro rappresentante della Santa Sede alla Conferenza mondiale sul cambiamento climatico

 
La Paz (Agenzia Fides) – L'Arcivescovo Giambattista Diquattro, Nunzio Apostolico in Bolivia, è stato nominato rappresentante della Santa Sede alla Seconda Conferenza mondiale sul cambiamento climatico, che si terrà dal 10 al 12 ottobre 2015 in Bolivia. "Sono lieto di annunciare che la Santa Sede ha accettato l'invito dello Stato Plurinazionale della Bolivia e ha delegato la mia persona a partecipare alla Conferenza mondiale dei popoli sui cambiamenti climatici e la difesa della vita" ha annunciato ieri lo stesso Nunzio, come segnala la nota inviata a Fides da una fonte locale.
Durante la visita di Papa Francesco in Bolivia, nel luglio scorso, il Santo Padre ha citato più di una volta la sua enciclica sull'ecologia “Laudato sì”. Il documento presenta una critica al consumismo e allo sviluppo irresponsabile, allo stesso tempo fa appello ad intervenire in modo rapido e unificato per combattere il cambiamento climatico. Il governo boliviano ha trovato una serie di coincidenze con questo documento.
Tiquipaya (Cochabamba) sarà per la seconda volta sede del vertice sul clima, i cui risultati saranno esposti nella Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP-21) in Francia. L'evento della Bolivia vedrà la presenza del Segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, dei Capi di stato e delle delegazioni provenienti da 50 paesi.

(Fonte: Agenzia Fides, 09/10/2015)


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Appello delle Istituzioni Internazionali e delle Chiese perché si salvi il patrimonio religioso, storico e culturale della Siria

 

 

Damasco (Agenzia Fides)

Accanto all'accorato e pressante appello per tenere fuori dal conflitto i civili innocenti, le Chiese cristiane della Siria lanciano un nuovo messaggio: "Uniamo le nostre voci a quelle delle istituzioni internazionali per la tutela del patrimonio mondiale dell'umanità e dei tesori culturali della Siria. Urge salvare il patrimonio religioso, storico e culturale del Paese!" recita un appello inviato all'Agenzia Fides, all'indomani della distruzione dello storico suk di Aleppo. I leader cristiani, di tutte le confessioni e comunità, hanno inoltrato l'appello all'Unesco, nonché alla Congregazione per le Chiese orientali e al Pontificio Consiglio per la Cultura.

 

Il testo afferma: "I combattimenti hanno toccato aree culturalmente rilevanti come Palmyra, Apamea, centri storici di antiche città, musei, e mettono in pericolo questi preziosi beni culturali". Inoltre "si continuano ad utilizzare edifici religiosi (sinagoghe, chiese, moschee, monasteri e santuari), per scopi militari, il che provoca la loro progressiva distruzione". I Vescovi mettono anche in guardia da quanti "approfittano della situazione di caos per saccheggiare o vandalizzare edifici storici". "Supplichiamo i belligeranti - conclude il messaggio - di risparmiare le aree protette e di non utilizzarle per scopi militari. Preghiamo perchè il conflitto siriano sia risolto nella saggezza e nella giustizia, con la riconciliazione”.

 

 (Fonte: Agenzia Fides 2/10/2012)

 

 

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SIRIA - Oltre 12mila fedeli cristiani "alla fame" nel villaggio di Rableh: si invoca il diritto umanitario

 

Rableh (Agenzia Fides) - Oltre 12mila fedeli greco-cattolici sono intrappolati nel villaggio di Rableh, a ovest di Qusayr, nell'area di Homs. I viveri scarseggiano, i fedeli sono " a pane e acqua", mancano le medicine per curare i malati e i feriti. E' l'allarme lanciato da fonti locali di Fides che, invocando il rispetto del diritto umanitario, confermano quanto la stampa internazionale sta riferendo sulla situazione a Rableh.
Da più di dieci giorni il villaggio di Rableh è soggetto a un rigoroso blocco da parte dei gruppi armati dell'opposizione, che lo circondano su tutti i lati. Uno dei responsabili di una parrocchia locale, che chiede l'anonimato per motivi di sicurezza, ha riferito a Fides che nei giorni scorsi tre giovani del villaggio sono stati uccisi da cecchini: George Azar di 20 anni, un altro di 21 anni, Elias Tahch Semaan Semaan, 35 anni, sposato e padre di quattro figli.
Alcuni rappresentanti dell'iniziativa popolare per la riconciliazione "Mussalaha" sono riusciti a portare un piccolo carico di aiuti umanitari al villaggio. Un rappresentante di "Mussalaha" ha rassicurato i fedeli affermando che "si farà di tutto per permettere la consegna di aiuti umanitari".
Un appello è stato lanciato da Sua Beatitudine il Patriarca Gregorios III Laham, visibilmente commosso, a tutti gli uomini di buona volontà perchè "venga salvata Rableh e tutti gli altri villaggi colpiti in Siria, e giunga finalmente la pace nel nostro amato paese". Anche il Nunzio Apostolico in Siria, S. Ecc. Mons. Mario Zenari, ha invitato tutte le parti coinvolte "al rigoroso rispetto del diritto internazionale umanitario", ricordando che la risoluzione della crisi in Siria dipende prima di tutto dai suoi cittadini.
L'Agenzia Fides ha appreso, inoltre, che il monastero greco-cattolico di San Giacomo il Mutilato a Qara, che attualmente ospita una comunità di 25 persone da nove paesi e una ventina di rifugiati, nei giorni scorsi è stato colpito da bombardamenti di un elicottero d'attacco che intendeva colpire alcuni gruppi ribelli. Nessuna vittima, ma diverse parti del monastero, risalente al VI secolo d. C., sono state danneggiate. La Superiora del monastero ha aggiunto la sua voce a quella della gerarchia locale, chiedendo la fine della violenza e l’adozione della ”logica del dialogo e della riconciliazione". Autorità cristiane locali chiedono alle parti in lotta di risparmiare le aree dove vivono i civili e di salvaguardare il patrimonio culturale e religioso del Paese.

  (Agenzia Fides 22/8/2012)


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 Il Vicario Apostolico di Aleppo sostiene lo sforzo di riconciliazione di "Mussalaha" in Siria

 

Aleppo (Agenzia Fides) - "Ritengo che l'iniziativa 'Mussalaha' debba essere incoraggiata e sostenuta da parte di tutti. La riconciliazione, anche se a volte è dura da accettare, è una via da non tralasciare e da non sottovalutare": con tali parole, espresse all'Agenzia Fides, Sua Ecc. Mons. Giuseppe Nazzaro OFM, Vicario Apostolico di Aleppo, esprime il sostegno istituzionale della Chiesa in Siria all'iniziativa popolare interreligiosa "Mussalaha" ("Riconciliazione"), che si sta profilando come una "terza via" nello scenario siriano: nel tentativo di contribuire a placare il conflitto in corso, punta sul "dialogo interno" fra le diverse componenti politiche, sociali e religiose della popolazione siriana.
Il Vescovo spiega a Fides: "Per la mia esperienza in materia, soprattutto per quello che hanno fatto in passato i miei confratelli francescani, chiamati ad intervenire in situazioni delicate, credo che la 'Mussalaha' vada appoggiata. Sono totalmente d'accordo con il suo spirito, perché il suo fine principale è salvare vite umane". "L'uomo d'oggi, anche nel tragico conflitto a cui assistiamo in Siria - nota Mons. Nazzaro - deve rendersi conto che una vita umana è un dono di Dio e, in quanto tale, deve essere conservata per rispetto a Dio che l'ha data all'uomo, sia esso cristiano, musulmano, ebreo, buddista".
Il movimento "Mussalaha", che sta prendendo piede, nonostante la guerra civile, in diverse aree della Siria, è nato "dal basso", dalla società civile, è interreligioso, trasparente e indipendente (vedi Fides 6, 9, 11 /7/2012). Intende dialogare con entrambe le parti in lotta e l'interesse che persegue è solo la salvezza di vite umane, la riconciliazione, l'unità e la fratellanza del popolo siriano. Ne fanno parte leader civili e religiosi, capi delle comunità, notabili e rappresentanti delle professioni. Grazie all'impegno di un Comitato della "Mussalaha" per la mediazione nel conflitto, negli ultimi giorni oltre 60 civili, in maggioranza cristiani, hanno lasciato la città martoriata di Homs e sono stati tratti in salvo. L'evacuazione dei civili è stata possibile grazie all'accordo bilaterale fra le forze governative, che assediano la città, e le fazioni dei rivoluzionari armati.


(Fonte: Agenzia Fides 16/07/2012)



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SIRIA - Amnesty International: accesso immediato all'Onu per indagare sui massacri




Damasco (Agenzia Fides) - Urge concedere agli osservatori Onu pieno e immediato accesso ovunque in Siria per condurre indagini indipendenti sugli abusi dei diritti umani e sui massacri come quello avvenuto di recente nel villaggio di Treimseh: lo afferma un comunicato di Amnesty International, inviato all'Agenzia Fides. Secondo fonti dell'opposizione siriana, circa 200 civili sono stati uccisi giovedì scorso, 12 luglio, nel villaggio di Treimseh, in provincia di Hama, mentre i mass media siriani gestiti dallo stato hanno accusato delle uccisioni "gruppi terroristici".
Il capo della missione dell'Onu, il maggiore generale Robert Mood, ha affermato che gli osservatori dell'Onu sono pronti a recarsi a Treimseh quando ci sarà un cessate il fuoco, e ad andare a verificare i fatti. "Senza una presenza indipendente a indagare sui fatti, è impossibile verificare quanto sia realmente accaduto" ha dichiarato Ann Harrison, vicedirettore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.
In un recente Rapporto, Amnesty International ha denunciato gravi violazioni dei diritti umani, crimini contro l'umanità e crimini di guerra commessi dall'esercito siriano nelle città e nei villaggi presso Idlib, Aleppo, Jebel al-Zawiyah e Jebel al-Wastani. Secondo Amnesty, la risoluzione Onu che rinnova la Missione di supervisione delle Nazioni Unite in Siria (UNSMIS) deve includere esplicitamente una componente forte e competente sui diritti umani, e risorse per documentare e denunciare crimini contro l'umanità, crimini di guerra e altre gravi violazioni dei diritti umani commesse da tutte le parti in conflitto. L'Ong chiede anche che la situazione sia deferita al Procuratore della Corte Penale Internazionale, perché sia chiaro a tutte le parti in lotta, che quanti ordinano o commettono crimini di guerra e crimini contro l'umanità saranno consegnati alla giustizia.


(Agenzia Fides 14/7/2012)

 


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SIRIA - Appello dei francescani: "Dialogo, non armi per la Siria!"

 

Damasco (Agenzia Fides) - "La Siria ha bisogno di dialogo, non di armi": è l'appello lanciato dai francescani in Siria, tramite p. Romualdo Fernandez OFM, direttore del Centro ecumenico di Tabbaleh (Damasco) e Rettore del Santuario dedicato alla Conversione di San Paolo, nella capitale siriana. In un colloquio con l'Agenzia Fides, p. Fernandez rimarca che "la strada maestra per uscire dalla crisi è quella del dialogo fra le parti. Chiediamo a tutti di accettare di sedersi attorno a un tavolo e di avviare un confronto, che possa evitare violenze, morti, stragi e massacri, che da troppo tempo insanguinano il paese". Sull'ultimo massacro nell'area di Hama, afferma che "è una tragedia, le notizie sono confuse, la verità è la prima vittima". Secondo il frate, "se le potenze straniere continuano a fornire armi e a finanziare le parti in lotta, la guerra continuerà e le vittime aumenteranno. Questa non è la via della pace: la via della pace passa attraverso il dialogo". Come cristiani, nota p. Fernandez, "siamo aperti a tutti i nostri fratelli, di ogni religione"; come francescani, ripete, "siamo a fianco della popolazione che soffre, dei cristiani e dei musulmani, e non lasceremo mai questo Paese. Resteremo in Siria, a servizio del Vangelo. C'eravamo ieri, ci siamo oggi e ci saremo domani, in tempi di pace e in tempo di guerra, in tempi bui e in tempi luminosi. Nella certezza che il Signore ci vuole qui e che provvederà a noi".


(Fonte: Agenzia Fides 13/7/2012)

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SIRIA - Accordo esercito-ribelli: civili evacuati da Homs

 

Homs (Agenzia Fides) - Oltre 60 civili, in maggioranza cristiani, hanno lasciato la città martoriata di Homs nelle ultime 48 ore. Come ha riferito il sacerdote greco-ortodosso siriano p. Maximos Al-Jamal, l'evacuazione dei civili è stata possibile grazie all'accordo bilaterale fra le forze governative, che assediano la città, e le fazioni dei rivoluzionari armati. La mediazione, riferiscono fonti di Fides, è stata faticosamente condotta da esponenti del Comitato per la riconciliazione "Mussalaha". Alcuni fra gli sfollati si sono diretti verso Damasco, altri verso la cosiddetta "valle dei cristiani", altri ancora hanno scelto di andare in Libano. Secondo fonti di Fides, ci sono ancora almeno 100 civili cristiani intrappolati nei quartieri di Bustan al-Diwan e al-Hamidiyah, nella città vecchia di Homs, e attualmente stanno proseguendo i negoziati per liberarli tutti. Esponenti del Comitato "Mussalaha", lavorano instancabilmente e freneticamente, notano fonti di Fides, con il solo scopo fondamentale di "salvare delle vite umane".
L'iniziativa "Mussalaha", che sta prendendo piede, nonostante la guerra civile, in diverse aree della Siria, è accusata da alcuni di essere "espressione del regime" o di essere uno "strumento di propaganda". I membri del Comitato respingono tali accuse, notando che l'iniziativa è nata "dal basso", dalla società civile, è interreligiosa, trasparente e indipendente. Intende dialogare con le parti, dunque anche con il governo, ma l'interesse che persegue è solo la salvezza di vite umane, la riconciliazione, l'unità e la fratellanza del popolo siriano.

(Fonte: Agenzia Fides 12/7/2012)

 

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SIRIA - Il Forum siriano delle famiglie aderisce alla "Mussalaha"

 

 Damasco (Agenzia Fides) - Il "Forum siriano delle famiglie" ha aderito al movimento interreligioso "Mussalaha" (Riconciliazione) che si sta adoperando per cercare una via di dialogo intersiriano fra le parti nell'attuale conflitto civile. La "Mussalaha" intende dimostrare che esiste una "terza via" possibile, alternativa alla guerra e alle armi, quella della società civile.
Come riferito a Fides, Salman Al Assaf Binari, fondatore del Forum, che riunisce figure influenti nella società siriana, dei clan e delle diverse comunità, attorno ai principi fondanti e al valore della famiglia, ha rimarcato l'urgenza di "riconciliazione, fratellanza, lealtà e appartenenza", esprimendo sostegno all'opera di riconciliazione, di dialogo e a un'era di riforme. Khalil Noè, presidente del comitato esecutivo del Forum, ha detto che la Mussalaha "mostra una serie di indizi importanti sulla salute della società siriana: in primo luogo l'unità del popolo siriano, che costituisce una sola famiglia; poi il comune impegno contro settarismo e violenza; quindi la consapevolezza e la volontà di sedersi attorno al tavolo del dialogo. Questi - ha detto - sono i fattori per ottenere l'uscita dalla crisi".
Del Forum fanno parte anche personalità religiose: p. Gabriel Khajo ha sottolineato il bisogno di perdono e di amore, ricordando che l'essere umano è la pietra angolare della società e la famiglia è la principale fonte di educazione. P. Hermes Shiba, Vicario Patriarcale della antica Chiesa Assira ha sollevato una accorata preghiera "perché Dio circondi questo Forum con lo Spirito di amore, riconciliazione e di pace", dicendo che "Dio ci ha creati per vivere in pace e in sicurezza: la pace genera l'amore: amiamoci gli uni gli altri e ad amiamo il nostro paese".
Comitati locali della Mussalaha sono presenti nelle province di Daraa, Deir Ezzor, Idleb, Hama, Homs e hanno iniziato a ottenere i primi risultati positivi, attirando le simpatie di governo e opposizione. Di recente oltre 800 personalità siriane si sono trovate a Deir Zor, in provincia di Hassaké, per affermare che l'unica via d'uscita dalla crisi è il dialogo interno e una azione non violenta.

 

 (Fonte: Agenzia Fides 11/7/2012)

 

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In Siria si va verso la riconciliazione: oltre 300 combattenti pronti a cedere le armi a Homs

 

Homs (Agenzia Fides) - Oltre 300 combattenti nelle diverse fazioni armate dell'opposizione siriana a Homs hanno accettato di cedere le armi, di entrare sotto la tutela del Comitato popolare interreligioso "Mussalaha" e di continuare una "opposizione politica non armata". E' il risultato di uno storico accordo promosso dal movimento "Mussalaha" ("Riconciliazione"), nato spontaneamente dalla società civile siriana, che sta riscuotendo la fiducia di tutte le parti in lotta, di famiglie, clan, comunità diverse, di settori del governo e dell'opposizione armata. Gli oltre 300 armati sono per lo più giovani che si trovano asserragliati nelle diverse stradine del centro storico di Homs come Khalidiye, Jouret al shiyah, Qarabis, Hamidiyah, Diwan Bustan e dintorni, tuttora assediate dalle forze dell'esercito siriano. Nel complesso, si stima che i resistenti armati all'interno di quell'area della città vecchia siano oltre 1.000.
Il Comitato della "Mussalaha" di Homs, che include il sacerdote siro-cattolico p. Michel Naaman, altri leader religiosi musulmani e diversi leader della società civile e rappresentanti di comunità, dopo un lungo sforzo di mediazione, è riuscito a raggiungere un risultato fino a ieri impensabile. "I 300 giovani pronti a deporre la armi sono giovani  adolescenti che avevano deciso di combattere, presi dallo spirito e dagli ideali della rivoluzione. Fra loro vi sono parenti, figli, amici, di persone che fanno parte della Mussalaha e questo ha notevolmente facilitato il dialogo e l'accordo. Sono i figli del popolo siriano", nota a Fides il sacerdote di Homs.
I giovani hanno avuto dall'esercito siriano garanzie che, deponendo le armi, saranno liberi e potranno continuare una "opposizione politica non violenta". Il comitato della "Mussalaha" si farà garante della loro salvezza e libertà, in una atmosfera che vuole incoraggiare il confronto, il dialogo e la riconciliazione. Non è escluso, notano i leader della "Mussalaha", che molti altri combattenti possano seguire questo esempio ed entrare sotto la tutela del Comitato di riconciliazione.

(PA) (Agenzia Fides 10/7/2012)

 

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CONCERTO PRIVATO DI BARENBOIM E DELLA WEST-EASTERN DIVAN ORCHESTRA PER IL PAPA A CASTEL GANDOLFO

 

 

 

Il Maestro Daniel Barenboim e la West-Eastern Divan Orchestra l’11 luglio 2012 renderanno omaggio a Papa Benedetto XVI con un concerto privato, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo. In programma composizioni di Ludwig van Beethoven, la cui musica sarà il punto culminante del tour estivo della West-Eastern Divan Orchestra.
Dopo l'esecuzione di apertura a Münich il 10 luglio 2012, l'Orchestra si esibirà a Versailles (Francia), Ginevra (Svizzera), per la BBC a Londra (Gran Bretagna) ed al Festival di Salisburgo. Il concerto in programma per il Waldbühne di Berlino, il 29 luglio 2012, sarà uno dei più importanti del tour estivo "Beethoven per tutti" e contribuirà a finanziare progetti educativi organizzati dall'Orchestra in Israele e Palestina.
In un comunicato sull'evento si legge che il Santo Padre ha da lungo tempo promosso un attivo dialogo fra ebrei, cristiani e musulmani. Nel 1999 Barenboim e Edward Said hanno fondato la West-Eastern Divan Orchestra, composta da musicisti provenienti da Israele, Palestina, Siria, Giordania, Egitto, Libano, Iran, Turchia e Spagna. Ogni anno si riuniscono per laboratori estivi, nei quali è fondamentale il contributo del pensiero e delle esperienze degli interpreti, ognuno legato alla problematica situazione in Medio Oriente.


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Il Papa alla ROACO: "Non venga risparmiato alcuno sforzo per far uscire la Siria dall'attuale situazione di violenza e di crisi"

 

 

L'udienza ai partecipanti all'Assemblea della Riunione delle Opere in Aiuto alle Chiese Orientali (R.O.A.C.O.), ha dato ieri l'occasione al Santo Padre Benedetto XVI di riaffermare la sua vicinanza "alle grandi sofferenze dei fratelli e delle sorelle di Siria, in particolare dei piccoli innocenti e dei più indifesi". Nel suo discorso il Papa ha affermato: "La nostra preghiera, il nostro impegno e la nostra fraternità concreta in Cristo, come olio di consolazione, li aiuti a non smarrire la luce della speranza in questi momenti di buio e ottenga da Dio la sapienza del cuore per chi ha responsabilità, affinché cessi ogni spargimento di sangue e la violenza, che porta solo dolore e morte, lasci spazio alla riconciliazione, alla concordia e alla pace. Non venga risparmiato alcuno sforzo, anche da parte della comunità internazionale, per far uscire la Siria dall'attuale situazione di violenza e di crisi, che dura già da molto tempo e rischia di diventare un conflitto generalizzato che avrebbe conseguenze fortemente negative per il Paese e per l'intera Regione. Elevo anche un pressante e accorato appello perché, davanti al bisogno estremo della popolazione, sia garantita la necessaria assistenza umanitaria, anche a tante persone che hanno dovuto lasciare le loro case, alcune rifugiandosi nei Paesi vicini: il valore della vita umana è un bene prezioso da tutelare sempre".
Nel suo discorso il Pontefice ha evidenziato come l'Oriente, "madrepatria di antiche tradizioni cristiane", subisca in modo particolare gli effetti dell'attuale congiuntura economico-sociale, "che genera insicurezza e instabilità anche a livello ecclesiale e in campo ecumenico e interreligioso. Si tratta di fattori che alimentano le endemiche ferite della storia e contribuiscono a rendere più fragili il dialogo, la pace e la convivenza tra i popoli, come pure il rispetto autentico dei diritti umani, specialmente quello alla libertà religiosa personale e comunitaria. Tale diritto va garantito nella sua professione pubblica e non solo in termini cultuali, ma anche pastorali, educativi, assistenziali e sociali, tutti aspetti indispensabili al suo effettivo esercizio."
Il Santo Padre ha infine esortato i presenti ad essere sempre "segni eloquenti della carità che sgorga dal cuore di Cristo e presenta al mondo la Chiesa nella sua più vera identità e missione, ponendola al servizio di Dio, che è Amore", ed ha affidato all'intercessione della Santissima Madre di Dio "le Chiese Orientali in madrepatria e nella diaspora... Sia Lei a vegliare anche sul prossimo Viaggio che - a Dio piacendo - compirò in Libano per porre il sigillo sull'Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi".

(Fonte: Agenzia Fides 22/06/2012)



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SIRIA - "Riconciliazione!": a Homs la società civile siriana in campo per una soluzione non violenta

Homs (Agenzia Fides) - Si chiama "Mussalaha", che significa "Riconciliazione", ed è una straordinaria iniziativa popolare non-violenta nata nella società civile di Homs, città martoriata dal conflitto fra esercito regolare e forze di opposizione. E' la dimostrazione, e anche la speranza, di una "terza via", alternativa al conflitto armato ma anche alternativa a un possibile intervento militare dall'estero, invocato dal Consiglio Nazionale Siriano, che coordina l'opposizione siriana.
E' una iniziativa che, come riferito a Fides, "colma un vuoto creato dal rumore delle armi: non parteggia per alcuna delle parti in lotta, nasce spontaneamente dal basso, dalla società civile, da tutti quei cittadini, parlamentari, notabili, sacerdoti, membri di tutte le comunità etniche e religiose, che sono stanchi della guerra". Fra i promotori e i maggiori sostenitori dell'iniziativa vi sono i cristiani di Homs, di tutte le confessioni.  Costoro hanno messo in campo tutte le loro energie, persuadendo larghe fasce di popolazione sul fatto che "in questa situazione di stallo, c'è bisogno di una scossa: è scoccata l'ora della riconciliazione".
L'iniziativa ha preso forma con l'organizzazione di due incontri tenutisi nei giorni scorsi ad Homs, con straordinaria partecipazione popolare, in cui erano presenti membri dei tutte le comunità che compongono la società siriana: alawiti, sunniti, drusi, cristiani, sciiti, arabi. In questi incontri si è già avuto un risultato straordinario e impensabile: è stata sancita da dichiarazioni comuni, abbracci e impegni solenni, la riconciliazione fra gruppi, famiglie e comunità alawite e sunnite - protagonisti principali del conflitto in corso - che si sono pubblicamente impegnate a "costruire una Siria riconciliata e pacifica", in nome del rispetto reciproco. Mentre Homs è ancora al centro del conflitto, la società civile rispolvera termini come "dialogo e riconciliazione", finora dimenticati, per dire "no a una guerra confessionale in Siria", lanciando un pressante appello a tutti i leader in campo e alle parti in lotta, perchè restituiscano "pace e sicurezza al paese e alla popolazione" . La "Mussalaha" va avanti e prevede altri incontri pubblici nei prossimi giorni, con la speranza di "contagiare" ben presto tutte le città siriane.

 
Fonte:Agenzia Fides 12/6/2012




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SIRIA - Dal "sì" al piano di pace Onu "nuove speranze per il popolo siriano, che vuole unità e pace"



Damasco (Agenzia Fides) - "L'accettazione da parte del governo di Damasco del piano Onu in sei punti è un motivo di grande speranza per tutto il popolo siriano. I cristiani in Siria sostengono e sperano in una rapida applicazione del piano di Kofi Annan, per far cessare la violenza, e desiderano l'unità e la riconciliazione": è quanto dice in un colloquio con l'Agenzia Fides p. Paolo Dall'Oglio, gesuita, da 30 anni in Siria, fondatore del Monastero di Deir Mar Musa. I sei punti del piano prevedono: collaborazione con l'inviato Onu; fine delle violenze; accesso dei soccorsi alle zone di conflitto; rilascio degli attivisti pacifici arrestati; libertà di movimento per i giornalisti; libertà di associazione e manifestazione per i cittadini.
Il Gesuita spiega a Fides: "Oggi, dopo l'accettazione del piano di pace di Kofi Annan, si apre una prospettiva in cui sperano tutti i siriani, tranne coloro che, nelle due parti, pensano di vincere militarmente, imponendo la propria forza armata. La maggioranza della popolazione siriana è moderata per sua natura: la società è pluralista, il popolo siriano è sviluppato intellettualmente, incline alla mediazione, privo dei cromosomi di estremismo armato. Ma se la società civile viene aspirata dalla logica diabolica dell'escalation militare, finiscono per prevalere gli schieramenti comunitari, tribali, territoriali". E' quanto è accaduto nell'ultimo anno, in cui "lo spazio politico è stato annegato dalla spirale della violenza. Molti sono convinti che si tratta di una strategia esplicita, predisposta per rendere impossibile l'espressione dell'opposizione non violenta. Se parlano le armi, il dialogo è impossibile". Secondo il Gesuita, nel conflitto in corso "confluiscono fattori e forze diverse: il confronto fra sunniti e sciiti, quello fra la Russia e la Nato, quello fra Turchia e Iran, mentre è sensazione prevalente che anche l'irrisolto conflitto con Israele abbia il suo peso".
Il popolo siriano è vittima di tali giochi: "I siriani sono vittime di questo stato di cose, e i cristiani ne sono vittime due volte, perché stritolati all'interno di un conflitto in cui non possono prendere parte". Sulla posizione dei cristiani siriani, il Gesuita spiega: "Nella regione costiera, che va dall'Oronte fino al mare, laddove formano, con altre minoranze, una maggioranza, i cristiani siriani condividono gli obiettivi della maggioranza, cioè l'autoconservazione di fronte allo spettro dell'instabilità o di uno stato islamico sunnita. Molti fedeli sono per la conservazione perché temono si ripeta lo scenario iracheno: una situazione in cui diventano vittime della guerra civile e dell'instabilità. Generalmente i cristiani auspicano che si conservi uno stato protettore delle minoranze, come è stato negli ultimi 40 anni. Anche se, va ricordato, ciò è avvenuto a spese dei diritti umani".
Sulla possibilità di costruire una opposizione unita - tentativo in corso attualmente in Turchia - p. Dall'Oglio afferma: "Il governo parla con una voce monolitica. L'opposizione, costruita su una prospettiva pluralista, parla con voci diverse: in questa fase si tenta di formare un Coordinamento che poggia su alcuni punti di natura costituzionale". Per uscire dalla crisi, p. Paolo ha proposto un progetto di "democrazia parlamentare consensuale", con un Presidente eletto dal Parlamento, che sia garante dell'unità nazionale e della protezione di tutte le componenti sociali.

(PA) (Agenzia Fides 28/3/2012


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SIRIA - Appello del Vicario Apostolico: "Cessate-il-fuoco per una Pasqua senza violenza"




Aleppo (Agenzia Fides) - Il Vicario Apostolico di Aleppo dei Latini, Mons. Giuseppe Nazzaro, OFM lancia attraverso l'Agenzia Fides un accorato appello a un "immediato cessate-il-fuoco in Siria, per una Pasqua senza violenza". Mons. Nazzaro afferma in un colloquio con Fides: "Chiediamo alle parti in conflitto di accettare un immediato cessate-il-fuoco, in occasione della festività della Pasqua di Resurrezione. Tacciano le armi, si metta fine alla violenza, che genera continua morte e sofferenza. Si accolga un messaggio di pace. Tutto è perduto con la guerra, solo la pace ci può dare nuova speranza".
I cristiani siriani, racconta il Vicario Apostolico, vivranno una Pasqua "in tono minore", senza alcuna manifestazione pubblica di culto: non l'hanno fatta nella Domenica delle Palme, non faranno processioni e Via Crucis pubbliche il Venerdì Santo, né preghiere o Sante Messe all'aperto il giorno di Pasqua, come si era soliti fare. "Vogliamo esprimere in tal modo la nostra profonda solidarietà e vicinanza a tutto il popolo siriano, che da un anno soffre per un duro conflitto" afferma Mons. Giuseppe Nazzaro. La vicinanza si manifesterà concretamente anche attraverso Caritas Siria, che ha appena ricevuto un'offerta dal Papa, attraverso l'inviato del Pontificio Consiglio "Cor unum", e che "devolverà aiuti e assistenza umanitaria a molte famiglie, cristiane e non, fuggite dalle loro case per la violenza".
"Preghiamo per le vittime e auspichiamo che ben presto torni un'era di pace e di riconciliazione", rimarca Mons. Nazzaro. La strada per la pace, nota il Vicario Apostolico, passa attraverso l'applicazione del piano di pace Onu presentato da Kofi Annan: "Chiediamo sia accettato e applicato da tutte le parti in causa, governo e opposizione". Il Vicario Apostolico desidera che "la nazione siriana non rimanga vittima delle pressioni e dei giochi politici delle potenze straniere" e che "non si ritrovi nelle mani di gruppi islamisti". Guardando al futuro, Mons. Nazzaro ricorda la necessità di "garantire sempre il rispetto della libertà religiosa e dei diritti delle minoranze".

(PA) (Agenzia Fides 4/4/2012)


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SIRIA - Minoranze e civili vittime di bande armate 
 


Kusayr (Agenzia Fides) - A Kusayr, grande villaggio nei pressi di Homs, al
confine con il Libano le minoranze etniche e religiose come alawiti, cristiani, sciiti sono state oggetto di violenze e atrocità perpetrate da gruppi armati sunniti che hanno compiuto la loro vendetta. E' quanto riferiscono fonti dell'Agenzia Fides nella diocesi di Homs. La famiglia cristiana Kasouha ha perso molti dei suoi membri, uccisi a sangue freddo. Uccisioni e rapimenti sono compiuti per rivalsa da militanti islamisti sunniti, che avevano antichi contenziosi e che oggi si presentano come "fazioni della resistenza". Queste bande "cercano di resuscitare i vecchi attriti intracomunitari o di portare una guerra settaria, contro le minoranze che non si uniscono all'opposizione", spiega una fonte di Fides.

La popolazione cristiana di Kusayr, dopo alcuni massacri e attacchi, è fuggita. Edifici di cristiani sono stati distrutti o bruciati dopo essere stati saccheggiati. La casa del parroco locale, Padre George Louis, colpita da quattro colpi di mortaio, è stata completamente distrutta. Secondo i cristiani locali, i beni mobili e immobili di cristiani sono già stati redistribuiti a famiglie musulmane sunnite.
In numerose località, la popolazione civile - spiega la fonte di Fides - è presa nel fuoco incrociato. I civili hanno subito pressioni e violenze Gli attori della vita civile sono stati un bersaglio privilegiato della resistenza armata: tassisti, venditori ambulanti, i funzionari dell'amministrazione civile hanno subito violenze gratuite per costringerli a ritirarsi dalla vita civica e paralizzare le istituzioni statali. Aggressioni ripetute hanno costretto le scuole alla chiusura. Le minoranze sono vittime di costanti abusi: automobili e case sequestrate, uomini, donne e bambini sono presi in ostaggio e rilasciati solo con un riscatto.
Il rischio concreto - nota la fonte di Fides - è che i nobili obiettivi proclamati dall'opposizione siriana siano fagocitati dall'islamismo, a causa della presenza di gruppi armati che hanno l'unico scopo di creare una guerra settaria simile a quella del Libano. Molte aree cristiane - spiegano le fonti di Fides - anche nella città di Homs, "sono divenute un bersaglio per vendicare il fatto che i cristiani o altre minoranze non si erano uniti all'opposizione".
Nell'opposizione armata, "ci sono diverse fazioni, indipendenti l'una dall'altra, con motivazioni e scopi diversi. Non è più un segreto che i salafiti sono attivi in molti luoghi e in particolare a Homs. I cristiani non sono vittime di una persecuzione sistematica, perché le fazioni non sono tutte salafite. E va detto che la maggioranza dei musulmani in Siria denunciano i salafiti e prendono le distanze dal wahabismo".
"Lo scopo di questi gruppi armati è quello di incoraggiare le minoranze ad armarsi per lo scoppio della guerra confessionale. Ma questa reazione non è avvenuta: le minoranze non si sono armate e non hanno ceduto alla logica della violenza", conclude la fonte.

(PA) (Agenzia Fides 2/4/2012)

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 SIRIA - L'Onu: bambini soldato fra i ribelli, "segno della tragedia in corso"


Damasco (Agenzia Fides) - Le Nazioni Unite hanno avuto notizia della presenza di bambini-soldato nelle fila dei ribelli dell'Esercito siriano libero, che combatte il presidente Bashar al-Assad.

Lo ha riferito la Rappresentante speciale dell'Onu per i bambini e i conflitti armati, Radhika Coomaraswamy, senza fornire ulteriori dettagli e ricordando che "le convenzioni internazionali proibiscono il ricorso a soldati di età inferiore ai 16 anni".
Interpellato dall'Agenzia Fides, p. Paolo Dall'Oglio, gesuita del Monastero di Deir Mar Musa, commenta da Damasco: "La notizia, purtroppo, non mi meraviglia: la presenza di adolescenti che prendono parte ai combattimenti è un fenomeno tristemente noto ed è parte della tragedia che stiamo vivendo. D'altronde, lungo tutto questo terribile anno, si sono registrati casi di bambini e adolescenti arrestati, torturati e uccisi. La mobilitazione politica di giovani e adolescenti, nella loro irruenza e irresponsabilità, è stata ed è un elemento presente nella sollevazione popolare. La loro militarizzazione, invece, è dovuta al conflitto civile in corso in alcune zone: si arma chi può. Il ricorso alle armi e alla violenza sta annegando ogni possibilità di dialogo e di mediazione, sostenute dalla maggior parte della popolazione siriana".
Dall'Oglio ricorda che "i cristiani siriani, al di là delle loro paure, sostengono l'unità e la riconciliazione del popolo siriano".
In questa fase, il Gesuita lancia un appello: "Chiediamo che l'Onu faccia il possibile per proteggere l'infanzia siriana ed evitare che gli adolescenti si armino. Chiediamo alle forze in campo di non armare i bambini. Speriamo che una maggiore responsabilità Onu sul terreno, ipotizzata da Kofi Annan, possa significare una maggiore protezione per tutta la gioventù e l'infanzia siriana".


Fonte: (PA) (Agenzia Fides 27/3/2012)

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"Pieno appoggio al piano ONU per porre fine alla violenza"
 
 
 



Damasco - Il documento dell'Onu sul conflitto in Siria "è molto buono nei contenuti e va appoggiato pienamente, perché è davvero urgente porre fine alla violenza": è la valutazione del Nunzio Apostolico in Siria, Sua Ecc. Mons. Mario Zenari, espressa in un colloquio con l'Agenzia Fides. "Finalmente un testo che trova l'unanimità del Consiglio di Sicurezza Onu, e che speriamo possa trovare un consenso più ampio possibile", dice il rappresentante vaticano. Il documento Onu in sei punti prevede la fine delle violenze, l'applicazione progressiva di un cessate il fuoco, la fornitura di aiuti umanitari, il rilascio delle persone arbitrariamente detenute, la libera circolazione ai giornalisti, l'avvio di un dialogo politico.


Il Nunzio ha partecipato ieri a un incontro di preghiera interreligioso, tenutosi nella chiesa di San Cirillo a Damasco, in cui si è pregato per le vittime della violenza e del terrorismo, alla presenza di leader cristiani e musulmani. "E' urgente pregare per tutte le vittime del conflitto. E' urgente dare una svolta sul piano umanitario: troppa gente sta soffrendo e, in zone come Homs, è impossibile perfino compiere opere di misericordia come seppellire i morti" rimarca il Nunzio.
A Homs, secondo una fonte locale di Fides, sono rimasti solo circa 1.000 cristiani, che vivono nel nascondimento e nel terrore, in un quartiere che "è stretto fra i due fuochi", mentre continuano i combattimenti fra esercito e ribelli. La maggior parte dei cristiani sono già fuggiti a causa della crescente violenza, ma "in questo inferno ci sono alcuni angeli, i pochi sacerdoti rimasti che confortano e aiutano la popolazione che soffre".



(Fonte: Agenzia Fides 22/3/2012)
 


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SIRIA - IL PATRIARCA MELCHITA LAHAM CHIEDE 
"DIALOGO E UNITA' DEL PAESE"
 







Damasco - Dialogo, riconciliazione, unità del paese: è l'appello lanciato dal Patriarca melchita di Antiochia, Gregorios III Laham, intervenuto durante un incontro di preghiera tenutosi ieri nella chiesa di San Cirillo, a Damasco, in cui i leader di diverse religioni hanno pregato per le vittime del conflitto e del terrorismo. Come riferiscono fonti locali all'Agenzia Fides, il Patriarca ha invitato i siriani a pregare Dio di preservare la Siria e la sua gente, auspicando che "la Siria possa continuare il processo di rinnovamento e di cambiamento attraverso il dialogo, per il bene del Paese". 

Il Patriarca Laham ha anche sottolineato l'importanza di ascoltare la richiesta di riforme che viene dalla popolazione, affermando che "la nuova Costituzione è un passo avanti", ed esprimendo fiducia nel fatto che i siriani possano "lavorare essi stessi per la democrazia, la libertà e la dignità dell'uomo, con la partecipazione di tutti i gruppi della società". Laham ha detto di aver riferito al Papa "alcune idee per eliminare la violenza", rimarcando che il ruolo dei cristiani in Siria, "in queste difficili circostanze, è preservare l'unità della Siria, che serve alla stabilità del mondo arabo".
Lo studioso musulmano Sheikh Ahmad, uno dei leader presenti, ha rimarcato che la Siria è stata e sarà sempre "la casa dove convivono tutte le religioni" e che "la preghiera intende diffondere i valori di amore e di pace, contrari all'odio e alla violenza".



(Fonte: Agenzia Fides 22/3/2012)
 
  



 

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L’Arcivescovo Maronita di Damasco sulla situazione in Siria


“La sofferenza che viviamo è grande. Stiamo assistendo impotenti al dramma. Per fortuna il Santo Padre Benedetto XVI colma il vuoto chiedendo pace, giustizia, dialogo e riconciliazione” dice all'Agenzia Fides Mons. Samir Nassar, Arcivescovo Maronita di Damasco, ad un anno dall'inizio della rivolta e della violenza in Siria”. In un messaggio inviato a Fides, l'Arcivescovo ricorda che quella che era iniziata come una piccola manifestazione nella parte meridionale della Siria, il 15 marzo 2011, si è ora trasformata in una crisi che inghiotte ogni città del Paese. Di fronte a una crisi che, in un anno, è cresciuta dal livello locale a proporzioni regionali, la Siria è diventata una zona di conflitto internazionale, in cui la posta in gioco, che è politica, militare ed economica, sta plasmando il futuro del Paese. Mons. Nassar nota che "il conflitto è in un vicolo cieco: da un lato, un forte potere centralizzato che rifiuta di farsi da parte; dall'altro, una sollevazione popolare che non accenna ad arrendersi, nonostante l'intensità della violenza. Questo conflitto, che sta paralizzando il Paese, ha portato sanzioni economiche, inflazione, svalutazione della moneta locale (-60%), aumento della disoccupazione, distruzione, popolazioni sfollate e vittime a migliaia". La gente "è sottoposta a pressioni enormi e intensa sofferenza, che cresce col passare del tempo. Odio, divisioni e miseria aumentano, in assenza di atti di compassione e di aiuti umanitari. La Siria sembra stretta nella morsa di una impasse mortale", rimarca con preoccupazione l’Arcivescovo maronita. Sulla condizione dei cristiani, Mons. Nassar afferma: "L'attuale situazione di stallo sta alimentando l'angoscia dei fedeli che, alla fine di ogni Messa, si salutano con un addio, avvertendo così incerto il loro futuro. Le chiusure delle ambasciate a Damasco ha reso impossibile ottenere i visti, in modo da limitare notevolmente la possibilità di lasciare il paese". "In questo momento di grande tormento e divisione - spiega l’Arcivescovo Maronita di Damasco - la famiglia diventa l'unico rifugio per le vittime della crisi. La famiglia agisce come uno scudo che garantisce la sopravvivenza della società e della Chiesa. Per questo motivo, di fronte a tale tragedia, la Chiesa ha scelto di focalizzare la propria attenzione e preghiera per le famiglie, fornendo loro tutto l'aiuto e il sostegno possibile". Ma intanto "la crisi non sembra volgere al termine. Piuttosto, la tempesta è sempre più forte e non si vede la fine del tunnel". Il quesito cruciale è: "Dove andrà e che fine farà la Siria?". Con tale preoccupazione, conclude l'Arcivescovo, i cristiani vivono la Quaresima "in silenzio, con le mani vuote, il cuore pesante e gli occhi rivolti a Cristo Risorto, che guida i nostri passi sulla via del perdono e della pace".

(Fonte: Fides 15 marzo 2012)



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DALLE NOTIZIE DI FATTI  DI ATTUALITA' EMERGE LA VERITA' ?

 

Nella odierna società, caratterizzata dal continuo martellamento di notizie di ogni genere diffuse dai mezzi multimediali, si rileva che la verità fa fatica ad emergere dalla presentazione, invero, alquanto distorta dei fatti enunciati. Ciò disturba non poco gli attenti destinatari di tali notizie, che avvertono sempre più disagio e disincanto.
Uno degli aspetti più diffusi nei resoconti di fatti di attualità è la violenza che viene ingigantita in misura di gran lunga superiore alla sua effettiva portata e viene giustificata con motivazioni non sempre obiettive e convincenti. La presentazione dei fatti, per lo più faziosa ed inesatta, fa inasprire gli animi delle persone toccate da vicino da tali avvenimenti. Ciò accade per lo più in varie parti del globo. Estrapolando dalle varie situazioni esistenti l’esempio che viene fornito dalla Siria, si rileva che gli scontri non tendono a cessare e le parti in causa attraverso la diffusione di notizie per lo più non veritiere, danno un’immagine poco aderente  a quanto veramente succede in quel Paese. Ciò, certamente, non contribuisce a far risolvere la crisi siriana, il cui prolungarsi, come è facilmente intuibile, potrebbe rendere ancora più precari ed instabili i delicati assetti di questa area mediorientale ed aggiungere ancora violenza, sofferenze e lutti. 
Da queste considerazioni sorge una domanda cui risulta difficile rispondere perché la risposta è abbastanza ardua da realizzare nella pratica. La domanda è la seguente: “Chi può aiutare quelle persone, che contribuiscono a volte anche inconsapevolmente ad arrecare tanto sconquasso, a farle uscire dalla situazione di povertà in cui si trovano? Queste persone sono da considerarsi povere, non in quanto indigenti ma per il fatto di avere un grande vuoto interiore da colmare. Se si riuscisse ad aiutarle………………..

22 agosto 2011


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