FATTI ATTUALI NELLA PREGHIERA


  Il Papa Francesco invita le persone di diverse religioni a unirsi e a pregare insieme.

Perché tutti possiamo fare l'esperienza della misericordia di Dio,
che non si stanca mai di perdonare.

 

      Fonte: AdP di gennaio 2016








 FRATELLANZA ESISTENTE TRA CRISTIANI E MUSULMANI

Dichiarazione del Convegno di Al-Azhar  (Il Cairo, 3 e 4 dicembre 2014)


In una delle dichiarazioni del Convegno, tenutosi all’Università di Al-Azhar del Cairo il 3 e 4 dicembre 2014 si dichiara che “i musulmani e i cristiani in Oriente sono fratelli, fanno parte di un’unica civilizzazione e di un’unica nazione”.
Da parte cristiana si è provveduto ad invitare in varie occasioni i musulmani a denunciare ufficialmente il terrorismo in nome della religione ed a combatterlo concretamente, proteggendo le minoranze, tra le quali quella  cristiana.
L’iniziativa di Al-Azhar è veramente un segnale positivo. È stato affermato che il terrorismo in nome della religione non è parte dell’identità musulmana. 
E’ auspicabile che questa dichiarazione trovi concreta applicazione con una richiesta rivolta alle varie Autorità della comunità internazionale per combattere il terrorismo, nonché per lanciare una seria formazione alla tolleranza nei convegni religiosi, nelle moschee e nelle scuole.

 



EMIRATI ARABI - Il Ministro della Cultura ai cristiani di Abu Dhabi: “abbiamo imparato molto da voi”

 

Abu Dhabi (Agenzia Fides) - Lo Sheikh Nayan bin Mubarak al Nayan, Ministro della Cultura, della gioventù e dello sviluppo sociale degli Emirati Arabi Uniti, è intervenuto alla cerimonia organizzata in occasione del completamento del restauro della chiesa anglicana di Sant'Andrea, ad Abu Dhabi. Nel suo indirizzo di saluto rivolto ai presenti, all'interno della chiesa, il Ministro ha esaltato la politica degli Emirati, presentandola come ispirata alla tolleranza e al rispetto delle religioni. “La leadership degli Emirati Arabi Uniti” ha detto tra l'altro il Ministro, “crede fermamente nella tolleranza e nel rispetto delle diverse identità religiose” come base della convivenza pacifica, per dar vita a una società in cui “tutte le persone abbiano pari opportunità per realizzare il proprio potenziale come esseri umani”.
Il Ministro ha ribadito che la compresenza negli Emirati Arabi di varie comunità di fede che vivono in armonia, celebrando le proprie liturgie e pratiche religiose nelle moschee, nelle chiese e negli altri luoghi di culto, è da considerare non come una minaccia alla stabilità sociale, ma al contrario come una opportunità di reciproco arricchimento culturale. “Vi abbiamo accolto nel nostro Paese, e abbiamo imparato molto da voi” ha affermato nel suo intervento in chiesa il Ministro al Nayan. Negli Emirati Arabi Uniti vivono circa 900mila cattolici. La comunità cattolica è costituita da lavoratori immigrati provenienti in gran parte da altri Paesi dell'Asia, a cominciare dalle Filippine e dall'India. Lo scorso 12 giugno, il Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin aveva presieduto i riti di consacrazione e dedicazione della nuova chiesa cattolica dedicata a San Paolo, costruita a Mussaffah su un terreno messo a disposizione dalla municipalità di Abu Dhabi. 

(Fonte: Agenzia Fides 15/10/2015).

 

 

 

MYANMAR - Protesta buddista contro la visita dell’Organizzazione della Conferenza islamica

 

Yangon (Agenzia Fides) – “Via i musulmani!”: con questo slogan centinaia di cittadini birmani di religione buddista hanno accolto l’arrivo oggi in Myanmar di una delegazione della Organizzazione della Conferenza Islamica (OIC), l’organismo rappresentativo di 57 paesi islamici del mondo. Come informano fonti di Fides, la protesta si va diffondendo a macchia d’olio, al grido di “no a interferenze esterne”. La delegazione dell’OIC, guidata dal Segretario generale Ekmeleddin Ihsanoglu arriva oggi in Myanmar per parlare con il governo della questione della violenza settaria perpetrata dalla popolazione buddista sulla minoranza islamica. Secondo stime ufficiali, nell’ultimo anno oltre 240 cittadini (in maggioranza musulmani) sono morti e altri 240.000 sono stati costretti a fuggire dalle loro case e sono ammassati in campi profughi, soprattutto nello stato di Rakhine. Secondo il programma, il team dell’OIC – che include rappresentanti di Indonesia, Malesia, Turchia, Arabia Saudita, Egitto, Gibuti e Bangladesh – si recherà nello stato di Rakhine, incontrando i leader delle comunità musulmane locali, e gli sfollati nei campi profughi. Le autorità temono nuove esplosioni di protesta, soprattutto da parte di movimenti di buddisti radicali: per questo nello stato di Rakhine sono vietate manifestazioni e la polizia ha rafforzato le misure di sicurezza, negando l’ingresso a giornalisti stranieri. Una recrudescenza della violenza religiosa si è registrata anche nelle scorse settimane nel Myanmar occidentale, nei dintorni di Thandwe, poche ore prima della visita del presidente Thein Sein, che intendeva raffreddare le tensioni. Secondo la polizia, una folla di buddisti ha attaccato il quartiere musulmano, incendiando decine di case, uccidendo sei persone. Intanto gruppi nazionalisti buddisti invitano al boicottaggio dei negozi musulmani e monaci buddisti radicali alimentano sentimenti anti-musulmani in tutto il paese. Un recente rapporto dell’International Crisis Group (ICG), conferma “profondi sentimenti anti-musulmani in Myanmar” e nota “la risposta inadeguata delle forze di sicurezza”. I musulmani rappresentano circa il 4% dei circa 60 milioni di abitanti del Myanmar.

(Fonte: Agenzia Fides 13/11/2013)


 

EGITTO - Le Chiese cristiane difendono l'Imam di Al Azhar 
        dagli attacchi di Erdogan

Il Cairo (Agenzia Fides) - Il Segretario generale del Consiglio delle Chiese cristiane in Egitto, padre Bishoy Helmy, ha respinto e deplorato a nome dei cristiani egiziani le dichiarazioni ostili rivolte dal Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan contro Ahmed Al Tayyeb, grande Imam dell'Università di Al Azhar. “Le virtù dell'Imam e la sua statura umana” ha dichiarato p. Bishoy Helmy “sono testimoniate dalla sua storia”. Domenica scorsa, durante un discorso all'Università di Rize, il Premier turco era intervenuto in merito alla crisi egiziana attaccando pesantemente Al Tayyeb. “Quando ho visto lo Sheikh di Al Azhar in mezzo ai golpisti sono rimasto deluso” ha detto Erdogan, aggiungendo che “la storia maledirà uomini come lui, come ha maledetto in passato in Turchia intellettuali e studiosi di quel genere”. Nello stesso discorso, il Primo Ministro turco ha accusato anche Israele e il filosofo francese Bernard-Henry Lèvy di aver ispirato la deposizione del Presidente egiziano Mohamed Morsi e del governo egemonizzato dai Partiti islamisti.
L'Imam Al Tayyeb, bersaglio dell'attacco di Erdogan, ha replicato che offendendo Al Azhar si offendono tutti i musulmani e tutti gli egiziani. L'Università di Al-Azhar rappresenta il principale centro d'insegnamento religioso dell'Islam sunnita.

“Davanti alla crisi” riferisce all'Agenzia Fides il Vescovo Adel Zaki OFM, Vicario apostolico di Alessandria d'Egitto “si sta registrando una forte intesa collaborativa tra Al Azhar e il Consiglio delle Chiese cristiane, l'organismo che punta a rappresentare la posizione unitaria dei cristiani rispetto alle vicende sociali e politiche”.

(Fonte: Agenzia Fides 27/8/2013).


 

DIALOGO DELLE RELIGIONI

 

Nel suo discorso rivolto alla Curia Romana ricevuta in udienza il 21 dicembre in occasione degli auguri natalizi, il Santo Padre Benedetto XVI ha detto  che "nel dialogo con lo Stato e con la società, la Chiesa certamente non ha soluzioni pronte per le singole questioni. Insieme con le altre forze sociali, essa lotterà per le risposte che maggiormente corrispondano alla giusta misura dell'essere umano...
Nella situazione attuale dell'umanità, il dialogo delle religioni è una condizione necessaria per la pace nel mondo, e, pertanto, è un dovere per i cristiani come pure per le altre comunità religiose. Questo dialogo delle religioni ha diverse dimensioni. Esso sarà innanzi tutto semplicemente un dialogo della vita, un dialogo della condivisione pratica... A questo scopo è necessario fare della responsabilità comune per la giustizia e per la pace il criterio di fondo del colloquio. Un dialogo in cui si tratta di pace e di giustizia diventa da sé, al di là di ciò che è semplicemente pragmatico, una lotta etica circa la verità e circa l'essere umano; un dialogo circa le valutazioni che sono presupposte al tutto".
Il Santo Padre ha ricordato che, secondo l'attuale concetto di dialogo interreligioso, "il dialogo non ha di mira la conversione, ma una migliore comprensione reciproca", tuttavia, ha precisato, "la ricerca di conoscenza e di comprensione vuole sempre essere anche un avvicinamento alla verità. Così, ambedue le parti, avvicinandosi passo  passo alla verità, vanno in avanti e sono in cammino verso una più grande condivisione, che si fonda sull'unità della verità". Inoltre "il cristiano ha la grande fiducia di fondo, anzi, la grande certezza di fondo di poter prendere tranquillamente il largo nel vasto mare della verità, senza dover temere per la sua identità di cristiano... L'essere interiormente sostenuti dalla mano di Cristo ci rende liberi e al tempo stesso sicuri."