JOURNÉES MONDIALES DE LA JEUNESSE MARONITE (JMJM)

GIORNATE MONDIALI DELLA GIOVENTÙ MARONITA

 

È iniziata l’immersione dei giovani maroniti nati in un paese di emigrazione, la diaspora maronita, nel loro ambiente culturale e umano di origine, organizzata dall’ufficio di pastorale giovanile di Bkerké dal 13 al 23 luglio 2017, come la Giornata mondiale della gioventù (GMG), organizzata dalla Santa Sede ogni due anni, e chiamata proprio Giornate Mondiali della Gioventù Maronita. In totale, non meno di 450 giovani maroniti sono attesi in Libano, provenienti dai cinque continenti, compresa l'Europa, l'Australia e Nord e Sud America, ma anche dal Medio Oriente, tra cui Latakia (Siria). Il ministro del Turismo, accompagnato dall'ambasciatore giordano, si è recato giovedì scorso  in aeroporto per accogliere una folta delegazione di giovani maroniti che è venuta dalla Giordania. I giovani maroniti provenienti dall'estero si incontreranno in Libano con circa un migliaio di loro compagni libanesi e verranno guidati, pastoralmente e logisticamente, da diverse centinaia di volontari mobilitati a questo scopo. Le JMJM iniziano con l'arrivo dei delegati e la  distribuzione dei gruppi su varie diocesi maronite in Libano, così da permettere loro di essere in stretto contatto con le famiglie maronite libanesi (13-18 luglio).  La seconda tappa delle JMJM presenta un connotato spirituale  Inizierà dal 19 luglio al 23 dello stesso mese. I delegati per prima cosa saranno assegnati a conventi situati in prossimità  più o meno immediata di Bkerké prima di essere trasferiti poi presso conventi del Nord. Due punti salienti sono previsti nel corso di questo periodo, due incontri con il Patriarca, il primo a Bkerké (19 luglio), il secondo a Diman (22 luglio).  Gli spazi del tempo saranno occupati dagli incontri  dei giovani con i grandi movimenti ecclesiali libanesi, che si terranno presso l'Università di Kaslik e quindi le giornate si concluderanno con una processione presso l’ eremo di San Charbel e il convento Annaya (20 luglio). Una seconda sequenza simile si terrà il 21 luglio 2017.

 


EMIRATI ARABI - Il Ministro della Cultura ai cristiani di Abu Dhabi: “abbiamo imparato molto da voi”

  

Abu Dhabi (Agenzia Fides) - Lo Sheikh Nayan bin Mubarak al Nayan, Ministro della Cultura, della gioventù e dello sviluppo sociale degli Emirati Arabi Uniti, è intervenuto alla cerimonia organizzata in occasione del completamento del restauro della chiesa anglicana di Sant'Andrea, ad Abu Dhabi. Nel suo indirizzo di saluto rivolto ai presenti, all'interno della chiesa, il Ministro ha esaltato la politica degli Emirati, presentandola come ispirata alla tolleranza e al rispetto delle religioni. “La leadership degli Emirati Arabi Uniti” ha detto tra l'altro il Ministro, “crede fermamente nella tolleranza e nel rispetto delle diverse identità religiose” come base della convivenza pacifica, per dar vita a una società in cui “tutte le persone abbiano pari opportunità per realizzare il proprio potenziale come esseri umani”.

Il Ministro ha ribadito che la compresenza negli Emirati Arabi di varie comunità di fede che vivono in armonia, celebrando le proprie liturgie e pratiche religiose nelle moschee, nelle chiese e negli altri luoghi di culto, è da considerare non come una minaccia alla stabilità sociale, ma al contrario come una opportunità di reciproco arricchimento culturale. “Vi abbiamo accolto nel nostro Paese, e abbiamo imparato molto da voi” ha affermato nel suo intervento in chiesa il Ministro al Nayan. Negli Emirati Arabi Uniti vivono circa 900mila cattolici. La comunità cattolica è costituita da lavoratori immigrati provenienti in gran parte da altri Paesi dell'Asia, a cominciare dalle Filippine e dall'India. Lo scorso 12 giugno, il Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin aveva presieduto i riti di consacrazione e dedicazione della nuova chiesa cattolica dedicata a San Paolo, costruita a Mussaffah su un terreno messo a disposizione dalla municipalità di Abu Dhabi.


(Fonte: Agenzia Fides 15/10/2015).

 




UNA SOLUZIONE AL CONFLITTO SIRIANO CREEREBBE UN 
PRECEDENTE SIGNIFICATIVO PER IL SECOLO PRESENTE


Città del Vaticano, 3 ottobre 2013 (VIS). Il 1° ottobre scorso, a New York, l'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati, nell'intervenire al Dibattito generale delle 68.ma Sessione dell'Assemblea Generale dell'O.N.U, ha auspicato che "questa sessione dell’Assemblea Generale sia ispirata dallo stesso spirito di solidarietà universale che ha animato la giornata di preghiera per la pace indetta dal Papa il 7 settembre scorso, e a cui si sono uniti leader religiosi di tutte le confessioni. Che essa segni la strada e sia l’occasione di un nuovo slancio affinché tutte le nazioni si mettano decisamente in moto per risolvere i conflitti aperti e rimarginare le ferite dell’umanità".
"È da augurarsi - ha affermato l'Arcivescovo Mamberti - che la presente sessione dell’Assemblea Generale permetta di rinnovare l’adesione comune ai concetti fondamentali che sono alla base dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e che rimangono validi per la determinazione di obiettivi nuovi e adeguati al dopo 2015". "Se si vuole assicurare la futura attuazione degli obiettivi comuni di sviluppo per il dopo 2015 - ha continuato il Presule riferendosi al G20 - è urgente disegnare meccanismi giuridici internazionali che consentano la partecipazione di tutti gli Stati nella concezione e attuazione delle grandi decisioni economiche comuni". Nel ricordare la recente lettera indirizzata ai leader del G20, riuniti a San Pietroburgo nel settembre scorso, nella quale il Santo Padre ribadisce la responsabilità della comunità internazionale nei confronti della Siria, l'Arcivescovo Mamberti rivolge un sentito appello agli Stati "perché aiutino a trovare vie per superare le diverse contrapposizioni e abbandonino ogni vana pretesa di una soluzione militare".
"In questa ottica - ha affermato l'Arcivescovo Mamberti - la tragedia siriana costituisce al tempo stesso una sfida e un’opportunità per l’Organizzazione delle Nazioni Unite, per dare, in modo concertato, creativo e positivo, un nuovo vigore a tutti i suoi organi, meccanismi e procedure. (...) Una soluzione pacifica e duratura al conflitto siriano creerebbe un precedente significativo per il secolo presente, segnerebbe la strada per affrontare gli altri conflitti che la comunità internazionale non è riuscita finora a risolvere, faciliterebbe grandemente l’inclusione del principio della 'responsabilità di proteggere' nella Carta delle Nazioni Unite, e, dal punto di vista più generale dello sviluppo economico e sociale, sarebbe la manifestazione più chiara ed evidente della volontà di intraprendere con onestà ed efficacia un cammino di sviluppo sostenibile per il dopo 2015". "La Santa Sede - ha concluso l'Arcivescovo Mamberti - ritiene (...) che si deve fare tutto ciò che è ragionevolmente possibile per evitare la guerra, dati i mali e le ingiustizie di cui è causa'".

(Fonte: VIS 03-10-2013)

 



Omelia del Santo Padre Francesco tenuta nel corso di una giornata di digiuno e di preghiera per la pace in Siria, in Medio Oriente e in tutto il mondo, indetta per per oggi, sabato 7 settembre in piazza San Pietro

  
"'Dio vide che era cosa buona'. Il racconto biblico dell’inizio della storia del mondo e dell’umanità ci parla di Dio che guarda alla creazione, quasi la contempla, e ripete: è cosa buona. Questo, carissimi fratelli e sorelle, ci fa entrare nel cuore di Dio e, proprio dall’intimo di Dio, riceviamo il suo messaggio. Possiamo chiederci: che significato ha questo messaggio? Che cosa dice questo messaggio a me, a te, a tutti noi?
 
1.Ci dice semplicemente che questo nostro mondo nel cuore e nella mente di Dio è la 'casa dell’armonia e della pace' ed è il luogo in cui tutti possono trovare il proprio posto e sentirsi 'a casa', perché è 'cosa buona'. Tutto il creato forma un insieme armonioso, buono, ma soprattutto gli umani, fatti ad immagine e somiglianza di Dio, sono un’unica famiglia, in cui le relazioni sono segnate da una fraternità reale non solo proclamata a parole: l’altro e l’altra sono il fratello e la sorella da amare, e la relazione con il Dio che è amore, fedeltà, bontà si riflette su tutte le relazioni tra gli esseri umani e porta armonia all’intera creazione. Il mondo di Dio è un mondo in cui ognuno si sente responsabile dell’altro, del bene dell’altro. Questa sera, nella riflessione, nel digiuno, nella preghiera, ognuno di noi, tutti pensiamo nel profondo di noi stessi: non è forse questo il mondo che io desidero? Non è forse questo il mondo che tutti portiamo nel cuore? Il mondo che vogliamo non è forse un mondo di armonia e di pace, in noi stessi, nei rapporti con gli altri, nelle famiglie, nelle città, nelle e tra le nazioni? E la vera libertà nella scelta delle strade da percorrere in questo mondo non è forse solo quella orientata al bene di tutti e guidata dall’amore?
 
2.Ma domandiamoci adesso: è questo il mondo in cui noi viviamo? Il creato conserva la sua bellezza che ci riempie di stupore, rimane un’opera buona. Ma ci sono anche 'la violenza, la divisione, lo scontro, la guerra'. Questo avviene quando l’uomo, vertice della creazione, lascia di guardare l’orizzonte della bellezza e della bontà, si chiude nel proprio egoismo.
 
Quando l’uomo pensa solo a sé stesso, ai propri interessi e si pone al centro, quando si lascia affascinare dagli idoli del dominio e del potere, quando si mette al posto di Dio, allora guasta tutte le relazioni, rovina tutto; e apre la porta alla violenza, all’indifferenza, al conflitto. Esattamente questo è ciò che vuole farci capire il brano della Genesi in cui si narra il peccato dell’essere umano: l’uomo entra in conflitto con se stesso, si accorge di essere nudo e si nasconde perché ha paura, ha paura dello sguardo di Dio; accusa la donna, colei che è carne della sua carne; rompe l’armonia con il creato, arriva ad alzare la mano contro il fratello per ucciderlo. Possiamo dire che dall’armonia si passa alla 'disarmonia'? Possiamo dire questo: che dall'armonia si passa alla 'disarmonia'? No, non esiste la 'disarmonia': o c’è armonia o si cade nel caos, dove è violenza, contesa, scontro, paura.
 
Proprio in questo caos è quando Dio chiede alla coscienza dell’uomo: 'Dov’è Abele tuo fratello?'. E Caino risponde: 'Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?'. Anche a noi è rivolta questa domanda e anche a noi farà bene chiederci: Sono forse io il custode di mio fratello? Sì, tu sei custode di tuo fratello! Essere persona umana significa essere custodi gli uni degli altri! E invece, quando si rompe l’armonia, succede una metamorfosi: il fratello da custodire e da amare diventa l’avversario da combattere, da sopprimere. Quanta violenza viene da quel momento, quanti conflitti, quante guerre hanno segnato la nostra storia! Basta vedere la sofferenza di tanti fratelli e sorelle. Non si tratta di qualcosa di congiunturale, ma questa è la verità: in ogni violenza e in ogni guerra noi facciamo rinascere Caino. Noi tutti! E anche oggi continuiamo questa storia di scontro tra fratelli, anche oggi alziamo la mano contro chi è nostro fratello. Anche oggi ci lasciamo guidare dagli idoli, dall’egoismo, dai nostri interessi; e questo atteggiamento va avanti: abbiamo perfezionato le nostre armi, la nostra coscienza si è addormentata, abbiamo reso più sottili le nostre ragioni per giustificarci. Come se fosse una cosa normale, continuiamo a seminare distruzione, dolore, morte! La violenza, la guerra portano solo morte, parlano di morte! La violenza e la guerra hanno il linguaggio della morte!
 
Dopo il caos del diluvio, ha smesso di piovere, si vede l'arcobaleno e la colomba porta un ramo di ulivo. Penso anche oggi a quell'ulivo che i rappresentanti delle diverse religioni abbiamo piantato a Buenos Aires, in Plaza de Mayo, nel 2000, chiedendo che non ci sia più il caos, chiedendo che non ci sia più guerra, chiedendo pace.
 
3.E a questo punto mi domando: È possibile percorrere la strada della pace? Possiamo uscire da questa spirale di dolore e di morte? Possiamo imparare di nuovo a camminare e percorrere le vie della pace? Invocando l’aiuto di Dio, sotto lo sguardo materno della Salus populi romani, Regina della pace, voglio rispondere: Sì, è possibile per tutti! Questa sera vorrei che da ogni parte della terra noi gridassimo: Sì, è possibile per tutti! Anzi vorrei che ognuno di noi, dal più piccolo al più grande, fino a coloro che sono chiamati a governare le Nazioni, rispondesse: Sì, lo vogliamo! La mia fede cristiana mi spinge a guardare alla Croce. Come vorrei che per un momento tutti gli uomini e le donne di buona volontà guardassero alla Croce! Lì si può leggere la risposta di Dio: lì, alla violenza non si è risposto con violenza, alla morte non si è risposto con il linguaggio della morte. Nel silenzio della Croce tace il fragore delle armi e parla il linguaggio della riconciliazione, del perdono, del dialogo, della pace. Vorrei chiedere al Signore, questa sera, che noi cristiani e i fratelli delle altre Religioni, ogni uomo e donna di buona volontà gridasse con forza: la violenza e la guerra non è mai la via della pace! Ognuno si animi a guardare nel profondo della propria coscienza e ascolti quella parola che dice: esci dai tuoi interessi che atrofizzano il cuore, supera l’indifferenza verso l’altro che rende insensibile il cuore, vinci le tue ragioni di morte e apriti al dialogo, alla riconciliazione: guarda al dolore del tuo fratello - penso ai bambini: soltanto a quelli... - guarda al dolore del tuo fratello, e non aggiungere altro dolore, ferma la tua mano, ricostruisci l’armonia che si è spezzata; e questo non con lo scontro, ma con l’incontro! Finisca il rumore delle armi! La guerra segna sempre il fallimento della pace, è sempre una sconfitta per l’umanità. Risuonino ancora una volta le parole di Paolo VI: 'Non più gli uni contro gli altri, non più, mai!... non più la guerra, non più la guerra!'. 'La pace si afferma solo con la pace, quella non disgiunta dai doveri della giustizia, ma alimentata dal sacrificio proprio, dalla clemenza, dalla misericordia, dalla carità'. Fratelli e sorelle, perdono, dialogo, riconciliazione sono le parole della pace: nell’amata Nazione siriana, nel Medio Oriente, in tutto il mondo! Preghiamo, questa sera, per la riconciliazione e per la pace, lavoriamo per la riconciliazione e per la pace, e diventiamo tutti, in ogni ambiente, uomini e donne di riconciliazione e di pace. Così sia".


(Fonte: VIS 07-09-2013)





PRINCIPI GENERALI PER UNA GIUSTA SOLUZIONE AL CONFLITTO
IN SIRIA

 Città del Vaticano, 6 settembre 2013 (VIS). Nella giornata di ieri, 5 settembre, in Vaticano, l'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati, ha avuto un incontro con gli Ambasciatori presso la Santa Sede nel corso del quale ha espresso la sollecitudine del Santo Padre e del Vaticano per la pace nel mondo con speciale attenzione al Medio Oriente e in particolare alla Siria.

Il Presule ha ricordato che il Santo Padre si è espresso pubblicamente in più occasioni contro il conflitto in Siria che finora ha provocato più di 110.000 morti, innumerevoli feriti, più di 4 milioni di sfollati interni e più di due milioni di rifugiati nei Paesi vicini. "Davanti a fatti simili - ha detto l'Arcivescovo Mamberti - non si può tacere, e la Santa Sede auspica che le istituzioni competenti facciano chiarezza e che i responsabili rendano conto alla giustizia".

"Di fronte a questa tragica situazione si rivela assolutamente prioritario - ha ribadito l'Arcivescovo Mamberti - far cessare la violenza (...) All’appello alle parti di non chiudersi nei propri interessi ma di intraprendere con coraggio e con decisione la via dell’incontro e del negoziato, superando la cieca contrapposizione, si aggiunge quello alla Comunità Internazionale a fare ogni sforzo per promuovere, senza ulteriore indugio, iniziative chiare per la pace in quella Nazione, basate sempre sul dialogo e sul negoziato".

 "Si rivela di somma importanza - ha aggiunto l'Arcivescovo Mamberti - richiamare l’esigenza e l’urgenza del rispetto del diritto umanitario. Si rivela, altresì, urgente l’assistenza umanitaria a gran parte della popolazione e in questo aspetto ringrazio la generosità di tanti dei vostri Governi a favore della popolazione siriana sofferente".

 Nel ricordare che "La Chiesa cattolica da parte sua è impegnata in prima linea con tutti i mezzi a sua disposizione nell’assistenza umanitaria alla popolazione, cristiana e non", l'Arcivescovo Mamberti ha menzionato "alcuni elementi che la Santa Sede considera importanti per un eventuale piano per il futuro della Siria".

"È innanzitutto indispensabile adoperarsi per il ripristino del dialogo fra le parti e per la riconciliazione del popolo siriano. Occorre poi preservare l’unità del Paese, evitando la costituzione di zone diverse per le varie componenti della società. Infine, occorre garantire, accanto all’unità del Paese anche la sua integrità territoriale". Tali sono i principi generali che doverebbero orientare la ricerca di una giusta soluzione al conflitto.

Il Segretario per i Rapporti con gli Stati non ha mancato di sottolineare l'importanza di "chiedere a tutti i gruppi – in particolare a quelli che mirano a ricoprire posti di responsabilità nel Paese – di offrire garanzie che nella Siria di domani ci sarà posto per tutti, anche e in particolare per le minoranze, inclusi i cristiani. (...) Non può essere dimenticata l’importanza del rispetto dei diritti umani e, in particolare, di quello della libertà religiosa. Parimenti, è importante tenere come riferimento il concetto di cittadinanza, in base al quale tutti, indipendentemente dall’appartenenza etnica e religiosa, sono alla stessa stregua cittadini di pari dignità, con eguali diritti e doveri".

"Infine - ha concluso l'Arcivescovo Mamberti - è causa di particolare preoccupazione la presenza crescente in Siria di gruppi estremisti, spesso provenienti da altri Paesi. Da qui la rilevanza di esortare la popolazione e anche i gruppi di opposizione a prendere le distanze da tali estremisti, di isolarli e di opporsi apertamente e chiaramente al terrorismo" .

  (Fonte: Vis 06-09-2013)





                 EGITTO - Le Chiese cristiane difendono l'Imam di Al Azhar 
                                            dagli attacchi di Erdogan

 Il Cairo (Agenzia Fides) - Il Segretario generale del Consiglio delle Chiese cristiane in Egitto, padre Bishoy Helmy, ha respinto e deplorato a nome dei cristiani egiziani le dichiarazioni ostili rivolte dal Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan contro Ahmed Al Tayyeb, grande Imam dell'Università di Al Azhar. “Le virtù dell'Imam e la sua statura umana” ha dichiarato p. Bishoy Helmy “sono testimoniate dalla sua storia”. Domenica scorsa, durante un discorso all'Università di Rize, il Premier turco era intervenuto in merito alla crisi egiziana attaccando pesantemente Al Tayyeb. “Quando ho visto lo Sheikh di Al Azhar in mezzo ai golpisti sono rimasto deluso” ha detto Erdogan, aggiungendo che “la storia maledirà uomini come lui, come ha maledetto in passato in Turchia intellettuali e studiosi di quel genere”. Nello stesso discorso, il Primo Ministro turco ha accusato anche Israele e il filosofo francese Bernard-Henry Lèvy di aver ispirato la deposizione del President e egiziano Mohamed Morsi e del governo egemonizzato dai Partiti islamisti.
L'Imam Al Tayyeb, bersaglio dell'attacco di Erdogan, ha replicato che offendendo Al Azhar si offendono tutti i musulmani e tutti gli egiziani. L'Università di Al-Azhar rappresenta il principale centro d'insegnamento religioso dell'Islam sunnita.

“Davanti alla crisi” riferisce all'Agenzia Fides il Vescovo Adel Zaki OFM, Vicario apostolico di Alessandria d'Egitto “si sta registrando una forte intesa collaborativa tra Al Azhar e il Consiglio delle Chiese cristiane, l'organismo che punta a rappresentare la posizione unitaria dei cristiani rispetto alle vicende sociali e politiche”.

 (Fonte: Agenzia Fides 27/8/2013).

 



MANCANZA DI VISIONE POLITICA 
EUROPEA SUL
DOSSIER D'INTEGRAZIONE DELLA TURCHIA ALL'EUROPA

 

Istanbul (Agenzia Fides) - L'involuzione autoritaria della leadership turca è stata “favorita dalla politica, o meglio dalla non-politica europea rispetto al dossier d’integrazione della Turchia all’Unione”. Lo sottolinea in un colloquio con l'Agenzia Fides padre Claudio Monge, superiore della comunità dei Domenicani a Istanbul, dove dirige anche il Centro per il dialogo interreligioso e culturale. “Fino almeno al 2006” spiega p. Monge “Erdogan e il suo partito avevano davvero scommesso molto sull’integrazione, e molte riforme sono state fatte per favorire questo passo. Ma la mancanza di visione politica europea ha vanificato tutto aprendo un nuovo corso erdoganiano e turco in genere”. Dapprima si è perseguito il tentativo di ri-situarsi nello scacchiere dei paesi arabi ”fratelli nella fede”. Poi le rivolte della cosiddetta “Primavera araba” e l’inizio del conflitto in Siria hanno fatto saltare progetti politico-diplomatici, investimenti milionari. A quel punto – ricorda il domenicano - “La reazione dell’orgoglioso Erdogan ha imboccato la strada dell’autoritarismo populista, con l'idea di bastare a se stessi. In fondo, l’affermazione di queste ore “non riconosco legittimità al Parlamento Europeo”… non è poi così scandalosa”.

Secondo p. Monge l'unica possibilità di ricondurre il Primo Ministro a più miti consigli rimane quella di un’opposizione interna allo AKP – il Partito islamico-conservatore al potere - , visto che “in Turchia non esiste un’opposizione politica e le quasi tre settimane intercorse dall’inizio della crisi lo dimostrano ampiamente”.

In questa prospettiva, conviene tener d'occhio la crescente divaricazione tra Erdogan e il Presidente Abdullah Gül, che nelle ultime settimane ha più volte riproposto la linea del dialogo con i manifestanti. Il “duello finale” tra Gül e Erdogan - spiega p. Monge “porta alle presidenziali del 2014: chi non è d’accordo con la linea Erdogan dovrà uscire allo scoperto, sostenendo Gül per un secondo mandato presidenziale”.

Con il comizio di domenica scorsa Erdogan sembra ormai aver archiviato la possibilità di una integrazione nella Unione Europea. Secondo p. Monge “La comunità internazionale e soprattutto i membri dell’Unione Europea dovrebbero smetterla di impartire lezioni di democrazia: non sono credibili perché hanno sbagliato tutta la politica sul dossier turco”. Il domenicano è anche convinto che gli Usa non entreranno in collisione con Erdogan, “perché con le crisi in atto e l’instabilità regionale, le questioni di democrazia interna al Paese verranno percepite dai leader politici Usa come secondarie rispetto alla necessità di conservare un partner solido nella Regione, vincolato alla NATO”.

(Agenzia Fides, 18 giugno 2013).

 
SOLUZIONI PER I CONFLITTI IN MEDIO ORIENTE E SIRIA AL CENTRO DEI COLLOQUI DEL PRESIDENTE DELLO STATO DI ISRAELE CON IL PAPA FRANCESCO

 

Città del Vaticano, 30 aprile 2013.
Oggi, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza il Signor Shimon Peres, Presidente dello Stato d’Israele, che ha incontrato successivamente anche il Segretario di Stato, Cardinale Tarcisio Bertone, accompagnato dal Segretario per i Rapporti con gli Stati, Arcivescovo Dominique Mamberti.
Durante i cordiali colloqui è stata affrontata la situazione politica e sociale del Medio Oriente, dove perdurano non poche realtà conflittuali. Si è auspicata una pronta ripresa dei negoziati tra Israeliani e Palestinesi affinché, con decisioni coraggiose e disponibilità da ambedue le Parti, nonché con il sostegno della comunità internazionale, si possa raggiungere un accordo rispettoso delle legittime aspirazioni dei due Popoli e così contribuire risolutamente alla pace e alla stabilità della Regione. Non è mancato un riferimento all’importante questione della Città di Gerusalemme. Si è manifestata particolare preoccupazione per il conflitto che affligge la Siria per il quale si è auspicato una soluzione politica, che privilegi la logica della riconciliazione e del dialogo.
Sono state affrontate anche alcune questioni riguardanti i rapporti tra lo Stato d’Israele e la Santa Sede e tra le Autorità statali e le comunità cattoliche locali. Sono stati apprezzati infine i notevoli progressi fatti dalla Commissione bilaterale di lavoro, impegnata nell’elaborazione di un Accordo su questioni di comune interesse, per il quale si auspica una pronta conclusione.

(Fonte: VIS 30-04-2013)